Era l’estate calda del 2017 quando decine di migliaia di italiani scesero in piazza per manifestare i dubbi e il dissenso nei confronti della legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale, una legge fortemente coercitiva il cui decreto inizialmente prevedeva l’obbligo di 12 vaccini, poi diventati 10, pena l’esclusione dei bambini dai nidi e dalle materne, con multe fino a 7500 euro con decadenza della patria potestà genitoriale. Come padre sentì il dovere di scendere in piazza per tutelare la vita dei miei figli in quella che a mio avviso è una sperimentazione di massa sulla pelle di neonati e bambini sani.

Se esiste un solo dubbio sulle conseguenze di una vaccinazione, lo stato non può e non deve imporla.

Ho creduto che manifestazioni, fiaccolate, presidi, potessero sollecitare la gente e raggiungere i nostri governanti. Il pubblico si è mosso ma, l’allora governo decise di proseguire non ascoltandoci e cancellando le nostre proteste dalle cronache del paese dando spazio sui media all’unica voce che promuoveva il beneficio della vaccinazione.

Così ho pensato fosse arrivato il momento di cambiare strategia e scendere in campo con quello che meglio sapevo fare. Imbracciai una piccola reflex e il 28 luglio scesi in piazza a Montecitorio, il giorno in cui il decreto passava ai deputati. Testimoniai lo svolgimento della protesta e lo spirito dei manifestanti. Di fatto fu la manifestazione meno numerosa tra quelle a cui avevo partecipato ma decisamente la più sentita. Tre mesi di indifferenza, ostentata dai maggiori organi d’informazione nazionali, improvvisamente interrotti mentre tutti i giornali riferivano di fantomatiche aggressioni da parte del popolo no vax, puntualmente denunciato alla pubblica opinione come facinoroso.

L’occultamento, probabilmente attivo e la mancanza di un confronto, idee, dati e opinioni, ha generato nel paese un pensiero unico e cioè che il popolo no vax altro non è che un ammasso di irresponsabili fricchettoni e complottisti fanatici che pensano di curare i propri figli mangiando quinoa. Tutta la parte di protesta che ha a che fare con le obiezioni tecnico scientifiche della vaccinazione, esposte e divulgate da medici autorevoli, venne completamente omessa. In quel clima di disinformazione il ministro della salute Beatrice Lorenzin potè così candidamente dichiarare che i vaccini monodose erano inconvenienti alle multinazionali farmaceutiche.

Credo fermamente che l’informazione debba consentire di rivedere le proprie opinioni e mi convinsi a realizzare un documentario che desse voce alla protesta di migliaia di italiani portando alla luce quel mondo sommerso fatto dei dubbi e delle preoccupazioni dei genitori, dei pareri dei medici radiati e delle storie dei bambini e famiglie danneggiati da malasanità.

Ci sono voluti tre lunghi anni per completarlo, anni in cui ho più volte temuto che il progetto si arenasse per mancanza di fondi, finché decisi di farmi carico dell’intera produzione dedicando tempo e notti in post produzione affinché il progetto potesse vedere la luce. Quel giorno è arrivato e oggi più di ieri la logica della vaccinazione di massa si è estesa a tutte le fasce d’età nonché all’intera popolazione mondiale.

Sono felice di offrirvi la mia esperienza, il mio viaggio alla scoperta di un mondo che ignoravo, con la consapevolezza che da adesso in poi, dentro e fuori di me, niente sarà più come prima.